ARTISTI IN QUARANTENA: GEP

Com’è la quarantena di un artista? Oggi lo chiediamo a qualcuno che è partito dalla street art e che ha saputo inventare un particolarissimo stile di scrittura, fino a trasformare il proprio tag in una calligrafia unica e inconfondibile. Gep, che in passato ha decorato con il suo prezioso lettering anche le teche della Fabbrica del Duomo di Milano, è stato il Bullfrog Artist del 2017 e oggi lo intervistiamo.

Qual è la tua giornata tipo in quarantena?

Avendo a casa tre figli di sei, dieci e dodici anni, puoi immaginare come siano cambiate le mie abitudini tra i compiti e le video-lezioni. In casa le cose da fare non mancano, soprattutto quando si tratta del più piccolo. Certo, non nego che adesso riesco a svegliarmi un po’ più tardi del solito e nel resto della giornata, cerco di dedicarmi alla mia arte. Mi rifugio nel mio studio, che è sotto casa. Mi basta una rampa di scale e sono pronto per lavorare. Poi, prima che iniziasse la quarantena, stavo tenendo un workshop di calligrafia e siamo rimasti a metà. Per non abbandonare le diciassette persone che mi seguivano, ho cercato il modo di proseguire a distanza, quindi ora faccio anche dei video-tutorial. Certo, non è la stessa cosa che dal vivo, ma non si può fare diversamente. Del resto ora il tempo proprio non ci manca, quindi perché buttarlo? Insomma le giornate più o meno passano così, tra Netflix e Disney+, tra una videochiamata e una diretta Instagram. I social ci aiutano tanto, ora più che in altri momenti. Senza internet sarebbe stata dura! Io ho persino aperto un profilo TikTok – mi confessa in modo divertito – Niente balletti, eh! Solo 20 secondi mentre scrivo. E sono rimasto impressionato dal successo che sta avendo!

Quali sono ora le tue fonti di ispirazione?

Diciamo che inizialmente c’era poca ispirazione, come se fossi stato bloccato in un limbo di “cosa ci succederà”. In questo momento in cui sembra di essere a metà del tunnel e forse un filo di luce si vede, allora torna un po’ di stimolo e quindi anche di voglia di fare, no? L’inizio è stato veramente tragico; basta pensare alle notizie, alle immagini che si vedevano, che ho cercato di evitare da subito per non angosciarmi ancora di più. Adesso che per fortuna sembra migliorare, inizio a sentirmi un po’ più rassicurato su quello che sarà il futuro. Tutto questo mi ha ispirato per un nuovo lavoro. Ho gettato tutte le emozioni di questa quarantena in un’opera in cui scrivevo parole che mi venivano in mente al momento. Molto free-style, esprime sia concetti positivi che negativi, ma guarda soprattutto al futuro. Infatti si intitola Futuro Nostro.

Che impatto ha avuto la quarantena sul tuo lavoro?

Io collaboro anche con Molotw, un’azienda di spray, marker, ecc, cose che ho masticato da quando sono ragazzino. Da inizio marzo abbiamo chiuso anche lì e quindi dal muoversi quotidianamente è stato tutto un rimanere fermi. Per il resto, a parte un paio di lavori che avevo già da prima, non c’è stato più nulla, ogni cosa ferma. Oggi, ad esempio, ho ricevuto una telefonata per un lavoro che sarà per fine giugno su un muro a Ponte Tresa sul lago di Varese, vicino al confine svizzero. Certo, bisogna vedere se sarà possibile farlo in base a come si mettono le cose, ma andando verso una rinascita, ovviamente, si comincia a muovere anche altro lavoro. Intanto continuo a realizzare lavori che poi magari condivido sui social o che in futuro possono essere utilizzati, magari per una mostra. Già in testa qualcosa frulla. Del resto quando fai arte, non lo fai a fine remunerativo. È qualcosa di intimo dell’artista, che realizza l’opera per esprimere qualcosa di personale.

C’è una forma d’arte che hai riscoperto durante la quarantena?

Non proprio una forma d’arte. Abbiamo visto un sacco di Star Wars! Il piccolo è un fan accanito e devo dire che piace molto anche a me. Non parliamo poi delle vecchie foto: forse quella è la cosa che ho davvero riscoperto. Foto di vent’anni ritrovate in giro o mandate da amici. Ero completamente diverso, senza barba, con i capelli lunghi. È divertente mandarla a qualcuno che ti ha conosciuto più di recente e fargli indovinare chi eri in un gruppo di quattro o cinque persone.

Qual è la prima cosa che farai non appena finita la quarantena?

Viola e Stella, le mie figlie, fanno pattinaggio agonistico e io le seguo tantissimo. Quello che mi piacerebbe, ma che non succederà a breve, è accompagnarle ai loro allenamenti. È sempre stato un bel momento, infatti siamo un bel gruppo affiatato, tra squadra e genitori. Poi sicuramente una bella passeggiata, camminare e camminare con la mia famiglia e il cane e godermi il momento senza preoccupazioni. E poi, finalmente, fare un bel lavoro su un muro.

Qual è il tuo rapporto con i prodotti Bullfrog?

Quello che sicuramente ho usato per più tempo e che ora ho tragicamente finito è Agnostico, che mi lascia la barba meravigliosa, morbida e profumata. Penso poi alla Pasta Esfoliante Lavabarba o a Oliocentola barba curata con quei prodotti è proprio un’altra cosa e si vede. La vedi proprio meno crespa, meno secca E infine non posso non menzionare il profumo: Secret Potion N. 1, che metterei sempre, anche se a mia figlia non fa impazzire.

“A chi?” Sento in sottofondo al telefono la voce di una bambina.

 “A te!” Risponde Gep, divertito, alla piccola Viola.